EQUIPAGGIAMENTO E ATTREZZATURA

“A mano a mano che Dersu tirava fuori le sue cose dallo zaino, io mi stupivo sempre di più. C’era di tutto: un sacco di farina vuoto, due vecchie camicie, un rotolo di corregge, un gomitolo di spago, vecchi unty, bossoli di fucile, una scatola per la polvere, piombo, una scatoletta di capsule, un telo di tenda, una pelle di capra, un pezzo di tè color mattone insieme a del tabacco in foglie, una scatola di marmellata, una lesina, una piccola accetta, una lattina, fiammiferi, una selce, un acciarino, un’esca, pece per stuccare, corteccia di betulla, un’altra scatoletta, fili di fibra, due aghi, un rocchetto vuoto, dell’erba secca, fiele di cinghiale, denti e artigli d’orso, zoccoli di mosco e unghie di lince infilate in una cordicella, due bottoni di rame e una quantità di altre cianfrusaglie. Tra questi oggetti ne riconobbi alcuni che avevo gettato per la strada. Evidentemente, Dersu li aveva raccolti e se li era tenuti.
Esaminando le sue cose, gli consigliai di gettarne via una buona metà. Dersu mi chiese di non toccare nulla, e mi dimostrò che tutto sarebbe potuto tornare utile.”

(da: “Dersu Uzala”, Victor Arsenev)

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La scelta dello scarpone

La pedula di fascia media

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La scelta di una buona scarpa è la prima cosa che bisogna fare quando ci apprestiamo ad intraprendere l’attività escursionistica vera e propria. Per percorsi turistici e passeggiate (sentieri comodi, strade sterrate o piste forestali) sopattutto nel periodo estivo vanno bene anche delle alte scarpe da ginnastica; ma in generale è da preferire lo scarpone da escursionismo (pedula). Quali devono essere le caratteristiche da tener presente per la scelta dello scarpone? Prima di tutto va considerato il tipo di attività e il periodo: invece che una scarpa per tutte le stagioni è consigliabile avere almeno due paia di scarpe. In generale, è preferibile per i principianti o escursionisti occasionali uno  scarpone di fascia media, abbastanza leggero (circa 500 g.) e che abbia però  determinate caratteristiche. Vediamo a grandi linee quali sono.

Suola scolpita in Vibram (il classico marchio giallo che identifica questo tipo di suola)

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Scarpa alta: la calzatura deve sormontare i malleoli avvolgendo la caviglia (meglio evitare scarpe basse… o ancora peggio i sandali!)

Rinforzi nella punta e nella parte tallonare

Dispositivo antishock (materiale ammortizzante) tra suola e sottopiede

Membrana in Gore-tex traspirante e impermeabile (anche se l’impermeabilità assoluta non esiste)

La scarpa non dev’essere troppo flessibile, nè troppo rigida (scarpe rigide sono adatti a terreni particolari come rocce e ghiaioni, oltre ai modelli progettati per l’alpinismo). Sicuramente meglio una scarpa un po’ più rigida che una scarpa che si piega facilmente, sconsigliabile per l’escursionismo.

Nella scelta della scarpa evitate promozioni con prezzi troppo bassi: meglio spendere un po’ di più, avere una scarpa comoda che vi garantisca sicurezza durante le escursioni, che tenere ai piedi una scarpa pagata 20 euro che vi causerà probabilmente disagi e problemi.

La misura della scarpa dev’essere quella giusta. Non mi convince la teoria del “prendere un numero in più”. Ovviamente è meglio avere una scarpa leggermente  più larga che una scarpa stretta, ma di sicuro la scarpa ideale è quella che si adatta anatomicamente alla forma del nostro piede…

Le donne è bene che scelgano modelli femminili (non per una questione di  colore diverso, ma per la diversa anatomia femminile)

Terreni innevati, trekking e backpacking

In presenza di neve, fango, carichi pesanti e terreni difficili c’è bisogno di una scarpa più robusta e massiccia, preferibilmente in cuoio. Personalmente, nell’ambiente appenninico del Pollino, molto vario quanto a tipo di terreni (nella stessa escursione si va dalle creste rocciose ai sentieri che si snodano nella foresta, alle strade sterrate) mi sono trovato sempre bene da anni con le Ladak Gtx della Scarpa, storico marchio delle calzature da trekking, che considero una delle scarpe più versatili che abbia avuto: l’ho usata praticamente in tutte le stagioni ( d’estate risulta però un po’ “pesante”), in escursioni di più giorni e su terreni difficili, con fango, neve e giaccio, con le ciaspole e anche con i ramponi…

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 Pulizia e manutenzione

Pulite sempre le scarpe dopo ogni escursione (panno bagnato) e mettetele ad asciugare  in un luogo fresco e asciutto: mai asciugarle vicino al fuoco o altre fonti di calore! Dopo è bene trattare la scarpa con un impermeabilizzante (anche spray) per i modelli con tomaia in pelle e tessuto, e con del buon grasso per scarpe per gli scarponi in cuoio. Anche in presenza di membrane in Gore-Tex il grasso aiuta a mantenere il cuoio morbido e garantisce una migliore impermeabilità (soprattutto in caso di periodi prolungati nella neve).

 

 Lo zaino

Senza titolo-1Dopo le scarpe lo zaino è il secondo oggetto più importante da prendere in considerazione. Anche in questo caso dobbiamo in primo luogo considerare il tipo di attività escursionistica da intraprendere. Valuteremo prima di tutto la capacità dello zaino (i litri). Per escursioni giornaliere va bene un 30-35 litri. Per escursioni più impegnative o su neve o per escursioni di più giorni da rifugio a rifugio può andare bene un 50-60 litri, mentre per il backpacking (trekking in autosufficienza) si comincia a parlare di 70 litri.  Vediamo quali sono le caratteristiche da tenere presenti nella scelta dello zaino.

Ergonomicità dello schienale e traspirabilità. In generale lo zaino deve aderire bene alla schiena (soprattutto su zaini capienti è opportuna la presenza del cuscino lombare). Il peso dello zaino non deve “tirarci” all’indietro. Schienali traspiranti: si trovano ormai su parecchi zaini (soprattutto in quelli di capacità inferiore) e sono costituiti da una rete che aderisce alla schiena e permette il passaggio dell’aria. Alcuni zaini abbinano l’ergonomicità alla traspirabilità.

Cinghie ventrali. Le cinghie ventrali fanno in modo che il peso sia distribuito sulle anche e non gravi solo sulla schiena.

Sapllacci imbottiti con relative regolazioni, variatori di carico, cinghia pettorale

Due scomparti separati con chiusura a soffietto

Robustezza del tessuto… e impermeabilità grazie alla dotazione del coprizaino (cover)

Presenza della patella di chiusura, anche in zaini di 25-30 litri: zaini con chiusura tramite cerniera possono aprirsi durante l’escursione

Qualità delle cerniere

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Tasca nella cighia ventrale (tipo marsupio, utile per riporre ad es.  il cellulare), tasche interne (ad es. per portafogli e lampada frontale), tasca esterna verticale per oggetti a portata di mano (es. cartina)

Tasca di accesso diretto al contenuto dello zaino senza aprire la patella (in zaini di capacità elevata)

Tasche elastiche per borraccia o bottiglia

Cinghie di compressione

E’ utile preferire uno zaino con struttura tubolare, se pensiamo di inoltrarci in zone rocciose o boschi intricati. Zaini con grandi tasconi laterali, che sporgono troppo rispetto al profilo di chi li indossa possono ad esempio impigliarsi nei rami o su passaggi rocciosi stretti.

 Personalmente uso più di uno zaino: un 30 litri per escursioni giornaliere, soprattutto estive, un 50 per escursioni lunghe e impegnative o in ambiente innevato con le ciaspole, un 70 per trekking e backpacking, ovvero escursioni di più giorni e anche in autosufficienza. Per passeggiate o escursioni di mezza giornata va bene anche un semplice zaino da 25 litri.

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Come riporre gli oggetti nello zaino

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Ci sono alcune regole ormai di dominio generale. In genere gli oggetti più pesanti vanno sempre in alto vicino alla schiena. Gli oggetti leggeri in basso (ad esempio metteremo il sacco a pelo e il materassino nello scomparto separato sul fondo). Gli oggetti medi in alto, lontano dalla schiena. Il peso deve essere simmetrico rispetto alla colonna vertebrale. E’ bene mettere gli oggetti sempre nel solito posto, in modo da poterli avere facilmente a portata di mano senza stare a cercarli dappertutto. Personalmente di solito metto gli oggetti “d’emergenza” e più delicati nella tasca interna in alto (lampada frontale, kit di primo soccorso, chiavi e portafoglio). Nella tasca esterna in alto c’è sempre un kit di “sopravvivenza”.

Cose da avere sempre nello zaino

E’ utile portare sempre oggetti che magari useremo di rado ma che possono rivelarsi utili al momento opportuno:

Giacca a vento impermeabile e traspirante

Kit di primo soccorso

Kit di sopravvivenza (o meglio di “comfort”)

Cappellino di lana, foulard e guanti

Abbigliamento

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L’abbigliamento per l’escursionismo è ovviamente a strati o a “cipolla”, come del resto l’abbigliamento di uso quotidiano a cui siamo abituati in Europa. La questione non è tanto in montagna, quella di vestirsi a strati, quanto la coerenza tra questi stessi strati e il tipo di materiali con cui sono fabbricati i capi indossati. Le escursioni termiche in montagna sono ovviamente molto più alte e il tempo può cambiare, per cui può capitare anche in estate di partire con una t-shirt e ritrovarsi su una cresta a fronteggiare il vento freddo, per cui ogni strato deve fare la sua comparsa al momento opportuno. Il primo strato è relativo alla traspirazione: per le maglie intime si va dal cotone (comodo e confortevole ma si inzuppa di sudore) ai materiali sintetici e traspiranti (microfibre), ai capi ottimi ma costosi  in lana merinos. Quanto all’intimo, a meno che non siano molto magri, per gli uomini è meglio indossare gli slip che i boxer. Per le donne va considerato anche il reggiseno, che nel caso di zaini pesanti è meglio che non abbia spalline taglienti (sia cioè un top). E’ meglio avere calzini elastici e dotati di rinforzi, ovvero da trekking.

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Il secondo strato ha una funzione termica, ovvero quella di trattenere calore.  A seconda delle stagioni può essere costituito da una camicia o da un micropile, oppure da un micropile abbinato ad un gilet in pile. E’ consigliabile andare in montagna SEMPRE con un pantalone lungo (questa è almeno la mia opinione personale), a maggior ragione se abbiamo come riferimento il Pollino, spesso caratterizzato da sentieri con poca manutenzione e perciò con probabilità di incontrare rovi o erba alta (noto spesso la tendenza in certi turisti ad arrivare equpaggiati come se andassero al mare). Nell’acquisto dei pantaloni va considerato il tipo di ambiente: ad esempio è inutile portare in una boscaglia intricata pantaloni tecnici progettati per uso alpino, che verranno rovinati; molto più utili saranno pantaloni robusti di cotone. Per escursioni esplorative in boschi intricati o zone piene di rovi uso anche capi “militari”, comprati al mercato. Prima che seguire le mode e le offerte delle aziende è meglio istruirsi e valutare quando e come spendere i nostri soldi.

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Il terzo strato serve a proteggere dal vento e dall’umidità. Sono comuni ormai i pile antivento (windstopper), che danno ottimi risultati.

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Il quarto strato è costituito dall’impermeabilità. Nei materiali moderni all’impermeabilità è associata anche la traspirabilità. Ne sono un esempio materiali come il Goretex: un pollice quadrato di membrana tipo Gore-Tex contiene 9 miliardi di pori. Ogni poro è 20.000 volte più piccolo di una goccia di pioggia: impossibile per acqua e neve penetrare. Allo stesso tempo, è 700 volte più largo di una molecola d’acqua: il vapore generato dal sudore può dunque passare facilmente attraverso di esso, disperdendosi verso l’esterno. Il terzo e quarto strato spesso sono associati, ovvero si hanno giacche contemporaneamente traspiranti, antivento e impermeabili. E’ preferibile per l’escursionismo avere una giacca a vento leggera (solo guscio), da riporre comodamente nello zaino quando non serve.

Saverio De Marco (Guida Ambientale Escursionistica)

riferimenti: Marco Fazion, “Corso di base di escursionismo”, Monte Meru Editrice (con il patrocinio di AIGAE)

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